Disoccupazione? Forse per molti, ma non per tutti.

23 Aprile 2013

lorem Tremila imprese aperte nel primo trimestre del 2013. Una inversione di tendenza nel settore occupazionale giunge dalla Lombardia, dove si è registrato nel primo trimestre del 2013 l'apertura di 3000 imprese da parte di giovani under 30.
Questa è la risposta alla crisi occupazionale da parte di molti giovani italiani contro i 2600 coetanei assunti nello stesso periodo come dipendenti.
Rappresenta un forte segnale di trasformazione che porta il nostro paese a reagire contro la disoccupazione.
Mentre gli anni passati sono stati caratterizzati dalla fuga di cervelli dall'Italia, adesso gli under 30 decidono di rimanere , fortemente legati alla propria terra natia, puntando su idee originali e innovative.
Sono i c.d. Wwworker, ragazzi che hanno deciso di lanciarsi nell'imprenditoria scegliendo come luogo di lavoro il web. I wwworkers sono apparsi timidamente in Italia lo scorso anno, a seguito della crisi occupazionale e ritenuti da molti "una razza in via di espansione».
Secondo una ricerca svolta da Accenture su 5500 giovani di tutto il mondo, i nostri giovani italiani risultano tra i primi nell'uso delle tecnologie emergenti nei contesti lavorativi, insieme ai cinesi e americani, lasciandosi dietro i giapponesi e i tedeschi. Giampaolo Coletti, ideatore del blog wwworker.it , raccoglie le testimonianze di molti giovani che, con successo, hanno avviato un impresa sul web.
Le caratteristiche fondamentali del fenomeno dei wwworker sono rappresentate dal forte radicamento sul territorio e dalla possibilità di scegliere il proprio lavoro nel mondo virtuale.
Ma segnali positivi giungono anche dalla old economy. L'iniziativa "Start" da parte della Camera di Commercio di Milano , ha favorito l'imprenditoria giovanile nel campo della moda, design, Green economy e digitalizzazione, erogando finanziamenti che vanno dagli 8 mila ai 10 mila euro al fine di creare, così, nuovi posti di lavoro.
Molti giovani hanno puntato sul campo dell'etica usando il biologico, sia nel campo alimentare che nel settore della moda e dell'oggettistica, creando tessuti e oggetti con fibre naturali, quali il bambù e cereali, ma anche materiale riciclato come segnale etico di pieno rispetto dell'ambiente.
Non sono pochi coloro che puntano sulla creatività' sostenendo che gia' nelle scuole, oltre alla trasmissioni dei saperi tradizionali, gli studenti debbano sviluppare la propria creatività , ritenuto elemento indispensabile per combattere la crisi occupazionale.
Su questa linea si muovono anche molte imprese che sottopongono periodicamente i loro dipendenti a corsi di formazione creativi nella convinzione che l' uso di colori e pennelli può migliorare, stimolando la creatività individuale e di gruppo dei propri dipendenti, la competitività aziendale nel contesto del mercato globale.
Possiamo concludere dicendo che, ormai, il lavoro non si cerca, ma si crea.

Stefania Casamichele

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