Disoccupazione giovanile: le proposte del Ministro Giovannini.

09 Maggio 2013

lorem Il nuovo Ministro del lavoro, Enrico Giovannini, ha promesso di apportare le modifiche ritenute necessarie alla riforma Fornero, volte a garantire maggiore flessibilità in entrata, senza che ciò rappresenti una nuova riforma strutturale del mercato del lavoro. Tenendo conto del contesto di crisi economica in cui viviamo, il nuovo ministro sembra mostrare un forte senso pragmatico e ritiene che la lotta alla precarietà non possa essere combattuta con l'irrigidimento della flessibilità all'entrata perché ciò non favorirebbe un occupazione sostenibile dalle imprese.
Le ipotesi di intervento riguarderebbero in primo luogo la disciplina del contatto a termine ed in particolare :

1) la riduzione dei termini di sospensione minima tra i due contratti. L'eliminazione del termine in questione si giustifica dal fatto che la sua previsione da parte della Fornero non giova né alle imprese, ne' ai lavoratori;

2) aumento del numero possibile di proroghe al contratto a termine.
La proroga in questo caso viene visto come la possibilità , da un lato, per le imprese di avere maggiore flessibilità di utilizzo della prestazione lavorativa e, dall'altro lato, maggiore continuità lavorativa ai lavoratori;

3) l'astensione del c.d. "causalone", eliminando l'obbligo per le imprese di dover apporre un valido motivo che giustifichi il ricorso al contratto a termine semplificandone l'utilizzo;

Un altro intervento che il ministro Giovannini accenna di fare ricorso per incentivare l'occupazione giovanile, e' la c.d. staffetta generazionale.
Anche Letta, Invitato al programma televisivo "Che tempo che fa" la scorsa domenica, durante la sua prima intervista da premier riferisce : «Invece che andare seccamente in pensione, dall'oggi al domani, l'ideale sarebbe concepire un'uscita graduale, che in parallelo coincida con un ingresso graduale dei giovani, che vengono accompagnati da chi esce».
L'idea sarebbe questa: da una parte, un lavoratore con un notevole bagaglio di esperienza e numerosi anni di attività lavorativa alle spalle, accetta di passare al part-time fino al termine della carriera. Dall'altra parte, L'azienda assume un giovane al di sotto dei 35 anni, con un contratto a tempo indeterminato. Il dipendente senior avrà meno stipendio ma anche più ore a disposizione per godersi la vita. Non verrebbe intaccata la futura pensione, sarebbe infatti garantito il medesimo accantonamento di contributi. Lo Stato si accollerebbe la differenza. Il senior, qualora ritenesse necessario, potrebbe chiedere un anticipo dell'assegno pensionistico, in compensazione del taglio di stipendio. L'importo verrebbe poi scalato al momento della pensione.
Un operazione non priva di costi da parte dello Stato. Pertanto si pone il problema dove reperire le risorse finanziarie necessarie per attuare la staffetta generazionale, che necessita di un costo almeno pari ad un terzo della somma necessaria a finanziare la cassa integrazione in Italia.

Stefania Casamichele

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