26 maggio: Referendum consultivo a Bologna

21 Maggio 2013

lorem Domenica prossima, a Bologna, si terrà il referendum consultivo: sì o no ai finanziamenti pubblici per la scuola privata.
Votare A: significa sostenere esclusivamente il finanziamento alle scuole dell'infanzia statali e comunali. Votare B, viceversa, continuare ad ammettere per le scuole dell'infanzia private il finanziamento erariale.
Il comitato art. 33, promotore del referendum, il cui presidente onorario è Stefano Rodotà, ha raccolto le firme necessarie per proporre agli elettori il seguente quesito referendario:
"Quale fra le seguenti proposte di utilizzo delle risorse finanziarie comunali che vengono erogate secondo il vigente sistema delle convenzioni con le scuole d'infanzia paritarie a gestione privata ritieni più idonea per assicurare il diritto all'istruzione delle bambine e dei bambini che domandano di accedere alla scuola dell'infanzia?
a) utilizzarle per le scuole comunali e statali
b) utilizzarle per le scuole paritarie private
Ai cittadini bolognesi si chiede pertanto di pronunciarsi in merito alla possibilità di riservare le risorse finanziarie del comune alla scuola paritaria dell'infanzia o alla scuola pubblica (statale e comunale) o a quella privata.
Il referendum di Bologna apre una strada che sollecita bisogni concreti e questioni di principio, denuncia ineguaglianze, e soprattutto individua soluzioni, restituisce inoltre centralita' a un tema, quello della laicità, che non ha mai smesso di suscitare dibattiti passionali.

A sostegno del Fronte A troviamo Il cantautore Francesco Guccini che, in occasione della chiusura della campagna referendaria, definisce la scuola come uno dei luoghi fondamentali dove l'uomo prende forma e inizia il suo viaggio: "Entrare alla scuola pubblica, ove si opera senza discriminazioni e senza indirizzi confessionali, è il primo passo di ogni individuo che voglia imparare l'alterità e la condivisione" ed ancora :" è il primo passo di ogni essere umano per diventare uomo, per diventare donna…Insomma, non posso non fare mia la lezione di Piero Calamandrei, quella contenuta nel suo celebre ‘Discorso in difesa della scuola nazionale', e da quelle parole traggo il mio augurio e il mio saluto per tutti voi: "Bisogna, amici, continuare a difendere nelle scuole la Resistenza e la continuità della coscienza morale".
Una precisazione sul tema non puo' non richiamare la legge sulla parità (62/2000) di cui all'art. 1 si menziona «Il sistema nazionale di istruzione (…) è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali». Ciò significa che il sistema di istruzione nazionale prevede scuole pubbliche in quanto statali, scuole pubbliche in quanto comunali e scuole private paritarie.
Un voto favorevole alle scuole pubbliche – oltre che ribadire il principio della laicità della scuola, dell'uguaglianza dei cittadini, della libertà di insegnamento e di scelta da parte delle famiglie – eviterebbe che i bimbi rimasti fuori dalla scuola statale e da quella comunale debbano rivolgersi alla paritaria privata. Alle famiglie non sarebbe imposto il pagamento di rette spesso non determinate da una libera scelta, ma da una necessità; e, ancor più, non si troverebbero costrette ad imporre ai propri figli – sovente, ancora, per necessità- una educazione confessionale.
Il Centro di Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani ha pubblicato un documento per la scuola "di tutti e di ciascuno" dichiarandosi dalla parte della scuola pubblica comunale e statale, laica, senza secondi fini, e ritiene che i fondi disponibili vadano interamente investiti in essa. Chiunque ha il diritto Costituzionale di dar vita a scuole private, ma la stessa Costituzione che garantisce questo diritto, chiarisce anche che sia "senza oneri per lo Stato". Lorenzo Bernardini, responsabile provinciale del Blocco Studentesco Bologna , spiega come da anni il movimento si è schierato nel sostegno alla scuola pubblica, e per questo daranno il voto favorevole al referendum per l'abrogazione di tali contributi." La scuola che vogliamo è aperta a tutti e laica, in grado di educare nuove generazioni al di fuori di interessi particolari o ideologici".
Del resto, continua Bernardini, "dovrebbe essere lo Stato ad assumersi il compito di educare i cittadini, e tutte le risorse dovrebbero essere spese per assolvere a questa funzione, per mantenere l'istruzione aperta a tutti, sia a chi può permettersela, sia a chi non avrebbe, altrimenti, il denaro necessario per mandare i figli a scuola".
Sul fronte B, tali sostenitori ritengono che non sia giusto che alcune famiglie vengano obbligate a pagare il contributo volontario per poter iscrivere i figli a scuola, un contributo che dovrebbe essere libero, ma che spesso viene preteso per raccogliere risorse utili a pagare le bollette dell'istituto. Su questo fronte troviamo schierato anche il professor Romano Prodi che voterà l'opzione B:" il mio voto è motivato da una semplice ragione di buon senso. Perche' bocciare un accordo che ha funzionato bene per tantissimi anni e che, tutto sommato, ha permesso , con un modesto impiego di mezzi, di ampliare almeno un po' il numero dei bambini ammessi alla scuola dell'infanzia e ha impedito dannose contrapposizioni? Ritengo che sia un accordo di interesse generale".
Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, lo definice "un caso nazionale", dal quale "deve partire la riscossa civile e politica del Pd", tanto che "gli estremisti conservatori vadano battuti, sconfitti, per affermare un'idea moderna della sinistra e della scuola che è scritta nero su bianco nella carta dei valori fondanti del partito. Anche per questo la segreteria ha già messo in moto la macchina per convincere la città a votare l'opzione B, ossia quella che prevede il mantenimento dei finanziamenti pubblici alle materne convenzionate. L'appello pubblicato online dal sindaco Virginio Merola, che invitava i genitori a votare l'opzione B, è stato sommerso da una valanga di commenti. La lettera sulla pagina Facebook, ha dato seguito ad um fittissimo botta e risposta, e uno scambio di accuse tra esponenti Pd e diversi sostenitori del referendum. Pertanto, Il futuro incerto del Pd non si decide solo a Roma, ma anche a Bologna, il 26 maggio in occasione del referendum consultivo. il caso è ormai nazionale. In ballo non c'è solo il milione di euro, ogni anno prelevato dalle casse comunali a beneficio delle materne convenzionate, ma Il voto rappresenta anche un esame politico decisivo, per tastare lo stato di salute della giunta, ma soprattutto di un partito che in Emilia ha sempre trionfato, e che oggi invece si ritrova messo all'angolo proprio sul terreno dello storico fiore all'occhiello della sinistra, quello dei servizi scolastici. Non e' da escludere quindi, che il voto del 26 consegni una sonora bocciatura alla giunta e al sindaco , seguita da un implosione del partito non solo a livello locale, ma anche nazionale.

Stefania Casamichele

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