Contratto a termine e apprendistato per la Youth Guarantee

28 Maggio 2013

lorem Sono in arrivo una serie di modifiche chirurgiche alla Riforma del Lavoro, targata Fornero, soprattutto per quanto riguarda i contratti a termine, accompagnati da misure per l'occupazione giovanile e da processi di semplificazione per le imprese.
Le imprese prediligono il contratto a termine per facilitare l'ingresso dei giovani, mettendo come tetto massimo di durata 36 mesi e ripristinando gli intervalli precedenti alla legge Fornero; un apprendistato semplificato, che dia certezze agli imprenditori, consentendo di realizzare la formazione all'interno delle aziende, superando, almeno per questa fase, il rapporto con la formazione regionale.
Secondo Pierangelo Albini, responsabile delle relazioni industriali di Confindustria, visto che i centri per l'impiego intercettano solo il 3% delle assunzioni, le politiche attive dovrebbero finanziare progetti che mettano in correlazione enti locali, agenzie private, uffici pubblici per l'impiego e parti sociali, al fine di favorire l'inserimento dei giovani, migliorare il mercato del lavoro e rispondere alla raccomandazione europea della Youth Guarantee, finalizzata a trovare un tirocinio o un contratto di apprendistato ai giovani sotto i 25 anni, entro 4 mesi dalla fine della scuola o dall'inizio della disoccupazione.
Il prossimo Consiglio europeo di fine giugno sarà dedicato alla disoccupazione giovanile. Come ha scritto nei giorni scorsi il premier Enrico Letta al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, se non si affronterà questo problema cresceranno sentimenti di antieuropeismo. Il governo sta discutendo con le parti sociali la definizione di un piano per il lavoro, prendendo a riferimento la raccomandazione Ue . «Il modello che indica l'Unione europea è stato assorbito dalle esperienze dei paesi del Nord Europa, dove funzionano bene i servizi per l'impiego», dice Albini. Ci sono esempi positivi in Svezia, Finlandia e Austria. Ma affinchè ci siano risultati occorre che i servizi per l'impiego funzionino e che le condizioni del mercato del lavoro siano positive. Da noi, sottolinea Albini, queste condizioni non ci sono. Inoltre a causa della riforma delle pensioni varata dal governo Monti, un milione di lavoratori, nei prossimi cinque anni, resteranno in azienda, rallentando l'andamento del turn over come avveniva in passato. «Sono utili certamente strumenti come il patto generazionale, che comunque è molto costoso, oppure il pensionamento flessibile», continua Albini, interventi già prospettati la settimana scorsa dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini.
Gli interventi per garantire una maggiore flessibilità in entrata richiesti dalle imprese riguardano appunto il contratto a termine e l'apprendistato: «alle imprese bisogna dare certezza sulla formazione, che devono poterla realizzare in azienda. Altrimenti l'apprendistato non decollerà», dice Albini. E sulle politiche attive riferisce: " Per stringere i tempi ed essere immediatamente operativi, sarebbe opportuno finanziare i progetti realizzati da parti sociali, enti locali, agenzie e centri per l'impiego che localmente conoscono meglio i settori che tirano e permettere così una distribuzione virtuosa dei soldi e una riduzione dei tempi di realizzazione".


Stefania Casamichele

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