Varata la Riforma sul Lavoro: volano già le critiche

01 Luglio 2013

lorem Mercoledì scorso il Consiglio dei Ministri ha varato definitivamente il decreto legge per l'occupazione, già da diversi mesi sotto l'attenzione dell'Esecutivo. Non sono mancate critiche mosse principalmente da parte di economisti e cultori del diritto del lavoro, secondo i quali, per incentivare l'occupazione, servirebbe molto di più. La critica principale si riferisce al fatto che i posti di lavoro aggiuntivi saranno pochissimi e gli sgravi andranno per lo più a imprese che avrebbero comunque fatto le assunzioni.
ra gli economisti Tito Boeri definisce la mossa del governo un "enorme spreco di denaro, con poche assunzioni". Sottolineando che quando ci sono pochi fondi "spesi molto rapidamente, si buttano via soldi senza incentivare nuove assunzioni". E poi ancora sottolinea che «Giovannini e Letta hanno detto che la platea potenzialmente interessata dal provvedimento è di duecentomila persone, non che ci saranno duecentomila nuove assunzioni».
Secondo Leonello Tronti , presidente dell'Associazione economisti del lavoro, «Dobbiamo essere consapevoli che questi interventi lavorano "al margine",non hanno cioè il potere di creare nuovo lavoro: la loro utilità è definire una direzione più chiara per la redistribuzione del lavoro esistente. Oggi, per creare nuova occupazione, c'è bisogno di accelerare gli investimenti, di accrescere la propensione a reinvestire i redditi da capitale. Si tratta quindi di modificare il quadro delle convenienze economiche, di accrescere gli investimenti pubblici, di usare al meglio i fondi strutturali europei, di attrarre più investimenti esteri, detassandoli. E poi, servirebbe una politica industriale per indirizzare il risparmio privato verso imprese sane e meritevoli passando per il tramite di una garanzia pubblica. Tutte cose che richiedono la capacità politica di ragionare su un orizzonte di medio termine».
Michel Martone, docente di diritto del lavoro alla Luiss ed ex viceministro del lavoro del Governo Monti, mentre da un lato si congratula con Enrico Letta per aver ottenuto un successo politico mettendo in prima linea sul'agenda europea il problema dell'occupazione giovanile, dall'altro lato sottolinea come la riforma mostra il suo punto debole nella carenza delle risorse stanziate sostenendo che l'aumento effettivo di nuovi posti di lavoro dipenderà dal miglioramento della congiuntura internazionale.
Anche sul fronte sindacale, sono state sollevate critiche dalla segretaria della Cgil, Susanna Camusso, che ritiene i segnali della riforma ancora «troppo deboli» ed invita a porre l'attenzione sulla« redistribuzione del reddito con una riforma fiscale:"Occorre abbassare le tasse a lavoratori e pensionati per fare ripartire i consumi e sostenere la domanda interna per riassorbire i cassintegrati ed i disoccupati. Serve più coraggio, soprattutto nella direzione di una redistribuzione del carico fiscale a favore di famiglie e imprese".
Stefano Scarpetta, vicedirettore del dipartimento lavoro dell'Ocse, ritiene che la sfida più importante per l'Italia è la capacità di usare le risorse della garanzia giovani, spiegando che, mentre in altri paesi, come Finlandia e Svezia, le agenzie per l'impiego svolgono un ruolo attivo per capire quale strategia di riqualificazione "personalizzata" adottare, in Italia agiscono a livello decentrato. E poi, con la programmata soppressione delle province, si è oltretutto incerti sul destino dei Centri Provinciali per l'Impiego per l'erogazione dei servizi essenziali atti a garantire a tutti i cittadini che cercano lavoro.
Su questo punto Il decreto legge prevede la costituzione di una "struttura di missione" presso il Ministero del Lavoro, presieduta dal Segretario Generale, dai direttori generali competenti, dai Presidenti dell'ISFOL e di Italia Lavoro, e da rappresentanti delle regioni e delle Province, per essere pronti dal 1° gennaio 2014 ad attuare il piano europeo che impegna ogni Paese a garantire ai giovani, entro quattro mesi dall'inizio della disoccupazione o dall'uscita dal sistema scolastico, un'offerta qualitativamente valida di lavoro, un corso di perfezionamento agli studi, un contratto di apprendistato o un tirocinio. Questa struttura, assicura il Governo, potrà interagire con i diversi livelli di governo per realizzare politiche occupazionali, definire linee guida nazionali da adottare anche a livello locale, individuare i criteri per l'utilizzo delle risorse.


Stefania Casamichele

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